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Modelli islamici della Divina Commedia di Alfonso Costanza Nella cultura europea e in generale in quella occidentale, Dante e una figura di primissimo piano, discussso e studiato in migliaia di libri, di cui si e scritto e detto di tutto, sembrerebbe pertanto molto difficile dire qualcosa di nuovo su di lui. Come pero ha affermato una famosa studiosa Maria Corti: “ Di Dante sappiamo pochissime cose. Non conosciamo da quali volumi fosse composta la sua biblioteca, ad esempio. E ancora sono avvolte da oscurita alcune sue espressioni. Dante amava le ambiguita di significato. Anzi le ricercava. Come pure le parole che rimandano a universi semantici per noi ignoti, o quanto meno sfuggenti. Capita spesso di domandarsi se talvolta non avesse solo un’intenzione giocosa e invitasse il lettore ad un torneo di intepretazione.” La studiosa afferma inoltre, riguardo l’idea da cui il poeta ha tratto ispirazione per il suo viaggio nell’aldila: “Le fonti sono di vario genere. Dante ricava elementi dai classici, da Virgilio, in primo luogo, e dalla letteratura delle visioni, di cui la cultura cristiana abbonda, dai Dialoghi di Gregorio Magno all’Historia ecclesiastica gentis Anglorum di Beda. Da qualche tempo, pero, alcuni studiosi, e io fra questi, si sono concentrati su quel che Dante attinge dal mondo arabo.”(1) Gli elementi della cultura araba o meglio ancora dell’Islam sono stati evidenziati dal sacerdote spagnolo Miguel Asin Palcios nella sua opera La escatologia musulmana en la Divina Comedia. Historia y critica de una polemica scritta nel 1919, ma pubblicata in italiano solo nel 1994 con il titolo Dante e l’Islam. L’escatologia islamica nella Divina Commedia. Questo libro, che alla sua uscita ha suscitato molte polemiche poiche, secondo al tesi del suo autore, Dante avrebbe preso ispirazione per le sue opere anche da elementi della cultura musulmana. Oltre alle polemiche pero, questo libro ha anche stimolato un nuovo filone di ricerca sul pensiero del Sommo Poeta. In questo mio breve intervento dunque, mi propongo di illustrare brevemente i piu importanti elementi della cultura islamica in Dante e nella Divina Commedia, facendo riferimento all’opera di Mighel Asin Palacios, nonostante io non sia ne un islamista ne un dantista, questo per mettere in rilievo la presenza di elementi della cultura medievale islamica dal quale il Poeta avrebbe potuto trarre ispirazione e modello per la sua opera. L’ Europa e l’Islam
La religione islamica e l’ultima nata delle tre grandi religioni monoteiste e come e noto si basa sugli insegnamenti, rivelazioni e pratiche contenute nel Corano che, per i credenti dell’Islam, e stato direttamente dettato da Allah a Maometto il suo profeta. In questi ultimi tempi si assiste in tutto il mondo di cultura occidentale un’atteggiamento di diffidenza nel confronti dell’Islam a causa dei collegamenti con il terrorismo di una minoranza di seguaci di questa religione. In Europa, inoltre dalla meta del ‘900 si assiste ad una progressiva presenza di popolazioni musulmane e, in alcuni stati come Francia, Inghilterra, Germania e Italia, sono diventate una parte significativa delle loro societa che hanno cambiato, almeno in parte, lo scenario etnico e religioso di questi paesi. La presenza di emigrati islamici nelle societa occidentale ha dato forma se non a fenomi di razzismo, almeno a pregiudizi nei loro confronti, portando a sottolineare le differenza culturale tra l’Europa, cultura occidentale in genere con l’Islam. Ultimamente si parla molto spesso di contrapposizione tra Europa ed Islam, piuttosto che di contrapposizione tra Cristianesimo e Islam o di nord-sud. Come osserva acutamente Lewis nel suo Islam and the West, vengono cosi messi a confronto due fattori ben diversi tra di loro, l’Europa, una entita geografica o perlomeno un insieme di stati, con l’Islam che invece e una religione.(2) Questa comparazione ha un suo senso per ragioni storiche e culturali pero, rapportare un continente a una religione lascia comunque perplessi. Il termine “Europa” in questo senso e usato in senso piu generale, indicando la cultura cultura europea per esteso ed, in certi contesti, anche la cultura occidentale, trascendendo dalle religioni del continente stesso, pur essendo quest’ultime tutte indiscutibilmente basate sul Cristianesimo. Gli scontri, ma anche gli incontri ta Europa e l’Islam, sono stati numerosi nel corso della storia, invasioni, guerre, commerci e tutti questi fattori hanno portato un contatto tra queste due identita culturali ed una serie di scambi di cui non si puo non negare l’importanza. Lewis inoltre afferma che nonostante gli scontri tra l’Europa e l’Islam molto vi e in comune, l’esempio piu calzante sono i concetti religiosi che vengono espressi in queste due culture. In passato la traduzione del Corano in latino, non ha provocato concettualmente quasi nessun problema ai traduttori, che hanno trovato in questa lingua, i termini adatti per esprimere i concetti dell’Islam. Al contrario pero persiani e turchi nella traduzione del testo sacro della religione di Maometto, non avendo termini equivalenti, hanno dovuto utilizzare le parole arabe. Questo significa che, almeno a livello concettule, tra le due credenze vi e molto in comune e, persino per insultarsi, cristiani e musulmani si scambiavano vicendevolmente il termine “infedele”, ed entrambe le parti capivano perfettamente cosa significasse, dimostrando cosi una reciproca comprensione.(3) Questo non succede con altre religioni o filosofie con cui l’Europa e venuta a contatto, come per esempio dal buddismo: la parola dao 道, che viene tradotta come “Via”, per un occidentale pero, senza un minimo di conoscenza della filosofia cinese questo termine non ha senso. Altri esempi si possono prendere ancora da altre culture, ad esempio la pratica dello yoga, che pur prescinde dall’ambito strettamente religioso, per indicarla si e dovuto adottare il termine indiano. Questo dimostra che, tra l’Islam e la cultura cristiana, vi sono non poche somiglianze, perche come universalmente noto, la religione di Maometto ingloba non pochi elementi del Cristianesimo e dell’Ebraismo. Esistono inoltre molti altri aspetti che accomunano il Cristianesimo all’Islam e viceversa che, anche senza un’analisi approfondita, possono dare un’idea di quanto ci sia in comune in ambito religioso. Un esempio e il pellegrinaggio, uno dei cinque pilastri della religione islamica, mentre in quella cristiana e nel cattolicesimo in particolare, pur non avendo valore di credo, e una attivita religiosa radicata e molto sentita, la cui origine si perde nella notte dei tempi. La pratica del digiuno, presente fino a non molto tempo fa nella religione cattolica pero in forma piu blanda di quella musulmana, era osservata durante il venerdi, la quaresima e il venerdi santo, tanto che vige ancora oggi tra i ristoranti l’usanza di servire il pesce in questo giorno della settimana. Il sacramento della cresima, in cui si diventa “soldati di Cristo”, anche se non ha una forma cosi estrema, ci ricorda la ji’had islamica ed infatti ha in se un aspetto guerresco innegabile, come posso verificare dai miei ricordi personali, poiche sono stato allevato nella religione cattolica come la stragrande maggioranza degli italiani. Un altro aspetto da sottolineare e come le due religioni si sono tollerate nei paesi di loro diffusione; emblematico in questo senso e la tolleranza che il Cristianesimo ha avuto nei confronti degli ebrei, nonostante le periodiche e spesso feroci persecuzioni a cui e stato sottoposto. L’atteggiamento dei cristiani nei confronti degli ebrei e dei musulmani differisce in modo significativo. L’Ebraismo e stato un predessore della religione cristiana e come tale riconosciuto, dunque non falso di per se, gli ebrei in una certa misura potevano dunque essere tollerati, e nonostante diffidenze e persecuzioni erano presenti in quasi tutti i paesi cristiani. Nei paesi riconquistati ai musulmani come Sicilia, Spagna e Portogallo seguirono espulsioni e conversioni forzate dei musulmani. Cristiani e musulmani erano convinti di essere gli unici a possedere la vera fede e pertanto non potevano tollerarsi a vicenda, questo soprattutto da parte dei cristiani. Anche a Venezia, che pur viveva dei commerci con l’oriente, non esisteva una comunita musulmana, mentre al contario e esistita una ricca e prosperosa comunita ebrea. I musulmani infatti hanno tollerato cristiani ed ebrei loro predecessori in senso religioso, come testimoniano le comunita cristiane e ebree presenti in molti paesi musulmani. Essendo inoltre entrambe le religioni, convinte di possedere la verita, nei confronti dell’altra preferivano usare il nome etnico piuttosto che il temini religioso, ecco pertanto i musulmani chiamare i cristiani a secondo delle occasioni romani, franchi o slavi, ed i cristiani da parte loro chiamarli mori, saraceni o turchi. Per la designazioni in senso piu strettamente religioso i cristiani li chiamavano maomettani e di riflesso i cristiani veniva detti nazareni dai musulmani, ed entrambi si applicavano il termine infedele.(4) Delle tre religioni monoteiste, Ebraismo, Islam e Cristianesimo, solo le ultime due sono religioni universali, cioe che cercano di trasmettere il loro messaggio a tutta l’umanita, mentre le altre religioni di solito, per quando grandi profonde o diffuse non hanno come scopo la conversione dei non credenti. Questi aspetti delle due religioni brevemente accennati nonostante la brevita e ed un’ analisi non profonda, danno comunque un’idea della loro vicinanza e di cio che li accumuna, anche se molto piu spesso vi sia una tendenza a sottolinearne le differenze piuttosto che gli elementi vicini in entrambe queste due grandi fedi monoteiste.
Il volo di Maometto
Il viaggio escatologico descritto da Dante nella Commedia ha pochi esempi nella cultura occidentale, si pensa che il Poeta si sia ispirato a San Paolo o al viaggio di Enea degli inferi descritto nell’Eneide, testi che dovevano sicuramente essergli noti. Ecco come San Paolo descrive la sua visione nella Seconda lettera a Corinzi: “Conosco un uomo in Cristo che, quattordici anni fa - se con il corpo o senza il corpo non lo so, lo sa Dio - fu rapito fino al terzo cielo. E so che quest’uomo - se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio fu rapito in paradiso e udi parole indicibili che non e lecito ad alcuno pronunziare.”
“In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso. Gloria a Colui che trasporto il Suo servo dalla Santa Moschea alla Moschea remota di cui benedicemmo i dintorni, per mostrargli qualcuno dei Nostri segni. Gli e Colui che tutto ascolta e tutto osserva.”
Questa sura prende il nome di Al Isra, “il viaggio notturno”, che da origine a tutta una serie di leggende che hanno per tema il volo del Profeta nella citta santa, tutta la tradizione di leggende sul fantastico viaggio di Maometto, viene raccolto sotto forma di hadit o Detti del Profeta, dove vengono date diverse descrizioni del fantastico viaggio.(5) In queste poche righe, citate dal Corano, dunque prende avvio, nella cultura islamica, la leggenda del volo notturno di Maometto che si arricchisce di elementi soprannaturali. La leggenda nelle sue molte versione ha come base il fatto che il profeta viene svegliato di notte dall’angelo Gabriele e salito sul cavallo al Buraq e vola fino a Gersalemme per ascendere al cielo. Vengono inseriti inoltre in questo volo altri riferimenti presi da altre sure del Corano che furono fusi nel viaggio, come la sura 81 At-Takuwir (l’Oscuramento) e la sura 53 An- Najin (la Stella). (6) Il volo, come possiamo constatare, e costuito da due parti: il viaggio notturno vero e proprio, in senso orizzontale dalla Mecca a Gerusalemme, detto isra, dalla sura coranica, e l’ascensione al cielo in senso verticale detto mi‘rag. Il Corano non da riferimenti ben precisi, ma in base alla tradizione islamica e dal Tempio di Gerusalemme, chiamato Santa Moschea, alla “Moschea remota” non ben specificata che viene effettuata l’ascensione al cielo. (7) Il volo del Profeta diventa oggetto di racconti in tutti i paesi di fede musulmana, si tratta di una leggenda che viene diffusa non solo grazie alle fede comune dei popoli convertiti all’Islam, ma anche con la cultura letteraria di quel tempo, che e bene ribadirli aveva come suo fondamento la tradizione poetica persiana. Il persiano infatti, dopo aver assimilato elementi linguistici arabi, diventa la lingua culturale per eccellenza in tutto il Medio oriente e l’India, la sua influenza arriva fino ai nostri giorni, infatti era la lingua letteraria dell’impero turco ed era anche diffuso in nei territori ottomani dell’Europa quali la Bosnia e l’Albania, dove si scrivevano componimenti poetici in persiano oltre che in turco.(8) I prodotti della letteratura persiano sono il modello della letteratura urdu-indostana e ottomana, in quest’ultima soprattuto, a causa della riproduzione di forme e modelli, quasi si puo parlare di una letteratura persiana in lingua turca. (9) I tre cicli del viaggio di Maometto
La leggenda derivante dalla sutra XVII del Corano inizia a formarsi molto presto, in alcuni casi addirittura ne viene attribuita la redazione a parenti del Profeta stesso.(10) Con il tempo questa si abbellisce fino a descrivere in modo particolareggiato il viaggio di Maometto dal volo verso la citta santa all’ascensione in paradiso. Le principali redazioni di questa credenza vengono divisi da Asin Palacios in tre cicli, dove il primo prende in considerazione soprattutto il volo notturno del Profeta: l’isra; il secondo l’ascensione al cielo: il mi ‘rag; e la terza unisce questi elementi in un tutt’uno organico. Ognuno di questi cicli ha diverse versioni che differiscono in certi elementi o aspetti con le altre. Questi cicli hanno elementi comuni e qui faro riferimento soltanto quei determinati aspetti che mi sembrano interessanti ai fini del nostro discorso su Dante, elementi tutti descritti in abbondanza dal grande studioso spagnolo nel suo libro Dante e l’Islam. Nel primo ciclo della leggenda musulmana, il Profeta guidato da uno o due sconosciuti a seconda delle versioni, sale su un monte scosceso e visita nell’aldila il purgatorio, l’inferno e il paradiso.(11) La descrizione di questi tre luoghi non e ancora cosi dettagliata; all’inizio il Profeta assiste alle punizioni del purgatorio, dove la guida spiega che le anime sono sottoposte a quelle torture per i peccati commessi. In una versione il Profeta e la sua guida non entrano nella gehenna, l’inferno risevato agli infedeli, ma lo vedondo soltanto avvolto di fumo e fiamme ed odono i gemiti di dolore dei condannati. Nella versione in cui vi entrano invece, appaiono alcune analogie con le pene dell’inferno dantesco, i sodomiti, per esempio sono torturati da un fuoco interiore, al contrario dei quelli in Dante che sono condannati ad una pioggia di fuoco (Inferno, Canto XV) . Il Poeta, con una o due guide, dopo essere passato attraverso il paradiso dei fanciulli dei musulmani e dei santi, il viaggio si conclude con la visione del paradiso, che pero non e molto ben definita. In tutti questi luoghi la guida che risponde alle domande del Profeta che si ferma anche a parlare con personaggi conosciuti in vita come lo schiavo Zaid, che egli aveva adottato come figlio, il cugino Ga’far e l’amico Abd Allah, tutti morti in battaglia per l’Islam. Nelle diverse versioni di questo ciclo, non menziona ancora viaggi nel sottosuolo e anche se si parla dell’inferno, la leggenda inoltre fa un primo tentativo di ascensione al paradiso attraverso visioni del Profeta o arrampicandosi su un albero. Il secondo ciclo del viaggio del Profeta, descrive soprattutto l’ascensione attraverso le sfere celesti fino al paradiso e il alcune versioni include anche la visione di Dio.(12) In questo ciclo si inizia a parlare di Gerusalemme o la Mecca come luoghi da cui il Profeta ascende al cielo, portato in volo da Gabriele tramite un cavallo celeste o arampicandosi su un albero. Dieci sono le tappe dell’ascenzione, sette corrispondono ai cieli astronomici designati da un numero ordinale, le altre tre vengono dette “dimore”: del Loto, della Casa Abitata e del Trono di Dio. In ognuno dei cieli Maometto incontra uno o due profeti che gli danno sempre un calorosi benvenuto, nei cieli il Profeta e accompagnato da Gabriele che soddisfa tutte le sue domande. In una delle versioni nel terzo cielo Maometto incontra un angelo dall’aspetto bruttissimo, che e, spiega Gabriele il guardiano dell’Inferno, ed infatti, dopo un primo rifiuto con un ordine perentorio dall’alto l’angelo mostra al Profeta l’inferno attraverso lo spiraglio della porta. Maometto dunque vede l’inferno diviso in sette piani distinti uno sotto l’altro a loro volta suddivisi in dimore, dove le anime scontano le loro pene. L’inferno presente in questa versione della leggenda musulmana differisce dall’inferno dantesco soprattutto per non aver chiara la collocazione sotterranea e poiche viene intravista dal Profeta dal terzo cielo. Molte pero sono le analogie con l’inferno della Commedia: e diviso infatti per piani ed un angelo orrendo e posto a guardia proprio come nell’inferno dantesco vi sono Caronte e Minosse, ed anch’essi come nella leggenda musulmana, negano al Poeta l’entrata o il passaggio, ma sono costretti da un ordine superiore. (Inferno, Canto III, 94-95 e V, 21-22) Le pene di questo inferno in alcuni casi sono simili all’inferno dantesco, le bisce e le serpi che tormentano i tiranni, i tutori e gli usurai, in Dante invece torturano i ladri. (Inferno, Canto XXIV) La sete pena degli ubriachi nell’inferno musulmano invece e la pena a cui sono condannati i falsari nell’inferno dantesco. (Inferno, Canto XXX 59, 69) Gli assassini invece sono accoltellati dai demoni che risuscitano continuamente per avere la pena ripetuta, a questa tortura e simile a quella a cui vengono condannati da Dante Maometto e gli altri scismatici, colpiti da un demonio che richiude loro le ferite per riaprirgliene altre piu profonde.(Inferno, Canto XXVIII, 27- 39) Queste sono solo alcune delle analogie riportate dalla tradizione islamica per quel che riguarda l’inferno, ma anche nella descrizione del paradiso non mancano gli elementi in comune, Gabriele non accompagna il Profeta fino alla fine del viaggio, ma giunto presso il trono di Dio lo lascia solo, e viene sostituito da una corona luminosa che conduce Maometto fino a Dio. Questo particolare e molto simile a quello della Divina Commedia dove Beatrice accompagna Dante solo fino ad un certo punto nel suo viaggio, per poi mettersi in disparte proprio come nella tradizione isalmica. (Paradiso, Canto XXXI 63-69) Gabriele, inoltre, spesso prega e intercedendo presso Allah per il Profeta, come Beatrice fa per il Poeta. Gabriele inoltre durante il viaggio verso il paradiso spiega a Maometto le varie gerarchie di angeli con i loro compiti nel paradiso, cosa che anche Beatrice fa a Dante con una lunga dissertazione teologica, sia Beatrice che Gabriele assegnano i primi posti nella gerarchia celeste ai Cherubini.(Paradiso, Canto XXVIII, XXIX) In questa seconda versione del viaggio del Profeta, tra gli elementi principali della descrizione del paradiso vi sono i canti e la luce. La topografia del cielo e descritta con colori vivi e una luce intensa proprio come nel poema dantesco dove Beatrice aumenta di splendore in ogni tappa dell’ascensione. (Paradiso, Canto V e segg.) Mometto descrive due volte la visione di Dio, una prima volta nell’ultima tappa quando e ancora accompagnato dalla sua guida intravede in lontananza la Divinita e poi quando viene abbandonato da Gabriele, proprio come Dante nei Canti XXVIII e XXXIII del Paradiso Nella sua visione dell’Onnipotente vede file schiere di spiriti angelici che circondano il trono divino. Ogni schiera corrisponde ad una gerarchia di angeli e i piu vicini a Dio sono i Cherubini, tutti intonano canti di gloria e emenano luce e Maometto, proprio come Dante si dice incapace di descrivere quello che vede. (Paradiso, Canto XXXIII. 120-123) Il terzo ciclo del viaggio di Maometto unisce insieme in modo organico tutti e due gli aspetti del viaggio cioe l’isra e il mi ‘rag, dove la visita all’inferno, purgatorio e paradiso sono presenti come nella Divina Commedia. Questo ciclo risale al IX secolo e ci e stato tramandato da Tabari nel suo Tafsir o Commento al Corano.(13) In questo ciclo, una versione ai nostri fini molto interessante e la parte del volo notturno poiche, prima di arrivare a Gerusalemme per ascendere al cielo, incontra una vecchia tutta imbelletata che tenta di sedurlo, Maometto non ascolta le sue lusinghe ma passa oltre. Gabriele gli spiega che essa la caducita del mondo. Questo episodio e molto simile al sogno di Dante nel canto XIX del Purgatorio dove anche al Poeta appare in sogno una vecchia imbellettata e Virgilio gli spiega che rappresenta le seduzioni effimere di questa terra. Piu avanti il Profeta ode a destra e a sinistra due voci che lo invitano a sostare, gli spiega sempre Gabriele che sono le voci del cristianesimo e della religione ebraica che tentano di convertirlo alle loro credenze. Il profeta incontra il diavolo che cerca di allontanarlo dalla retta via, ma dietro consigli di Gabriele non si ferma evitando cosi anche quest’ultima tentazione, subito dopo ormai senza pericolo gli compaiono i tre profeti dell’Islam: Abramo, Mose e Gesu. Il viaggio prosegue con visioni allegoriche e i supplizi infernali piu o meno simili ai cicli precedenti, per poi arrivare a Gerusalemme dove si svolge la sua ascensione al cielo, qualche volta anche con varianti rispetto alle versioni precedenti. Da notare inoltre un aspetto proprio dei costumi islamici, cioe le abluzioni che Dante deve fare per in diverse occasioni: prima di uscire dall’inferno, all’uscita del purgatorio e due volte nelle acque del Lete e poi nelle acque dell’Eunoe, anche nella leggenda musulmana le anime dei peccatori devono purificarsi con abluzioni nei tre fiumi del giardino di Abramo.
I viaggi nell’aldila
La leggenda del volo del profeta si evolve dal VII al IX secolo, dopo essersi fusa come si e visto nel terzo ciclo fino a comprende il volo e l’ascensione al cielo del profeta, in seguito poiche le autorita religiose musulmane ne avevano fissato i contorni, si cristallizza, non permettendo cosi, alla fantasia popolare di portarvi ulteriori cambiamenti. Questo fissarsi della leggenda pero, da origine ad elaborazioni letterarie con amplificazioni retoriche ed abbellimenti che danno un nuovo aspetto al resoconto del volo del Profeta uscito dalla fantasia popolare. In un primo tempo si tratta soltanto di un adattamento, in seguito pero, avviene un cambiamento sostanziale, cioe altre persone o esseri prendono il posto del Profeta nel viaggio dell’aldila, di solito e l’anima di un defunto che accede al cielo per essere giudicata, cosi come i sufi, i mistici dell’islam che fanno loro la leggenda prendendo il posto del Profeta quali protagonsti del viaggio.(14) Oltre ai sufi o alle anime, anche uomini comuni, peccatori e non santi intraprendono un viaggio nell’aldila, questa volta pero senza fini morali o religiosi, ma ispirato soltanto da ironia o da scopi letterari.(15) Tra il X e l’XI secolo un famoso poeta siriano, Abu-l-‘Ala’al-Ma’rri, scrive un’opera non molto famosa Epistola del perdono (Risalat al-gu-fran), un viaggio nell’aldila dove il protagonista e un uomo comune.(16) Quest’opera di carattere essenzialmente letteraria ha intenti anche velatamente satirici contro i moralisti che condannavano letterati e artisti, anche famosi, per il loro ateismo e la vita libertina. Il protagonista di questo viaggio e Ibh al-Qarih, un letterato di Aleppo che, Abu-l-‘Ala finge Dio voglia premiare per la sua fede e gli fa visitare le dimore celesti. Quest’ uomo comune, un peccatore dunque non piu il Profeta, fa un viaggio dal paradiso all’inferno al contrario della Divina Commedia e non sono piu presenti elementi quali il volo e l’ascensione. Gli incontri del viaggiatore sono con persone che lui ha conosciuto in vita e comunque non lontani nel tempo, appartengono a tutte le classi sociali e religioni, uomini e donne, molti sono poeti e letterati e il soggetto di cui parlano e quasi esclusivamente letterario. L’atteggiamento di fondo e sempre tollerante e generoso, al contrario di quello intollerante diffuso in quell’epoca, l’autore, infatti, nel collocare i personaggio nel paradiso o nell’inferno si affida alla sua personale simpatia piuttosto che a un criterio teologico. Nel suo viaggio verso l’inferno dopo aver superato una sorta di limbo ecco che a turno due animali un leone prima e un lupo poi gli sbarrano la strada. In paradiso due huri, donne bellissime che nella tradizione islamica si trovano in paradiso, gli fanno compagnia e si rivelano essere state donne brutte in vita che sono diventate bellissime grazie alla loro virtu e il protagonista le aveva conosciuto in vita. Questo episodio viene messo in relazione da Asin Palacios con gli incontri che Dante con Pia de’ Tolomei nel Purgatorio, Cunizza da Romano e Piccarda Donati nel Paradiso, anche se nell’opera musulmana il tono e semiserio.(17) Un’altro episodio sempre con una huri ci rimanda alla Matelda dantesca, infatti la fanciulla destinatagli da Dio a fargli compagnia passeggia con il protagonista per i giardini fioriti del paradiso conversando con lui proprio come fa Matelda accogliendo il poeta all’entrata del bosco dei giardini dell’Eden. (Purgatorio, Canto XXVIII, 40 e segg.) Il viaggiatore musulmano, come in Dante, quando incontra Adamo, gli parla della lingua con cui in origine si esprimeva nel paradiso terrestre: l’arabo, e una volta uscito da questo ha cambiato con il siriano.Questo tema e in comune con Dante, anche il poeta con Adamo parla tra le altre cose della lingua che usava nel paradiso terrestre. (Paradiso, XXVI, 103-142) La caratteristica principale di quest’opera oltre ad essere la tecnica letteraria con cui e stata scritta cioe la prosa rimata, uno stile poetico diffuso tra gli arabi e anche il fatto di aver rielaborato con grande sforzo creativo la leggenda religiosa del mi’rag dandogli un carattere prettamente letterario con fini artistici.(18 ) Tra i sufi che si ispirarono all’ascensione al cielo del Profeta spicca Muyi ad-Din Ibn ‘Arabi, che visse nella Spagna musulmana e mori venticinque anni prima della nascita di Dante. Ibn ‘Arabi, scrive Le rivelazioni meccane, dove il mistico musulmano descrive in senso allegorico un viaggio nell’aldila di un teologo e di un filosofo, la diversa accoglienza che nell’aldila ricevono questi due personaggi sono il pretesto per discussioni erudite con profeti e sapienti nel paradiso. In quest’opera i due viaggiatori salgono fino al cielo in groppa a due cavalli, ma solo il teologo e ammesso a proseguire attraverso le sfere celesti, che qui sono indicate con il nome degli astri e non piu con i numeri ordinali come si e visto in precedenza, il filosofo invece deve iniziare la sua discesa senza poter seguire il compagno nell’ascesa. Il teologo continua il viaggio, ed e anche ammesso alla visione di Dio che gli si mostra sostenuto da cinque angeli e insieme ai tre profeti, Adamo, Abramo e Maometto. Una volta ridisceso nel mondo il teologo cerca il filosofo che una volta ridisceso si era convertito all’islam.(19) Il tema del mi‘rag, tra il XI e XIII viene rielaborato anche nella cultura islamica in Persia in senso allegorico e mantiene soltanto un tenuo legame con l’ascenzione del Profeta.(20) Ne’ Il viaggio nel regno del Ritorno di Sana’i (1080-1150), un pellegrino accompaganto da un santo vegliardo ascende ai cieli, passando attraverso i regni naturali sub-naturali, salendo dalla terra all’acqua, l’aria e il fuoco, quindi per le sette sfere celesti, le stelle fisse e le ultime due sfere governate dall’Anima universale e e dell’Intelletto Universale per arrivare in ultimo alla Luce delle luci. Nel suo viaggio il protagonista incontra personaggi vari e figure allegoriche, attingendo ad una conoscenza esosterica tramite la guida spirituale che lo accompagna nel viaggio dotata di un sapere enciclopedico. Sostanzialmente diverso invece e l’approccio di Farid ad-Dir Attar nel Verbo degli uccelli, dove non abbiamo un protagonista umano, ma gli uccelli che si ritrovano per partire alla ricerca del loro sovrano: il mitico Simurgh e per questo attraversano, citta, monti, mari e deserte ed infine sette valli simboliche fino alla vetta del monte Qaf. (21) Questa e una delle poche opere dove il viaggiatore non e un essere umano, ma appartine al mondo degli animaili: gli uccelli, simbolo allegorico dell’anima alla ricerca di Dio. Nella seconda opera di Attar che ha come tema il mi‘rag ha per titolo Il libro delle avversita. Un viaggio molto complicato dove il protagonista sempre insieme ad una guida passa attraverso vai stadi della mistica simboleggiati da quaranta tappe, tra cui vi sono anche la visione dell’inferno e di Satana. In quest’opera pero, il pellegrino prova nel suo inconscio una intima angoscia, un dolore, che lo spinge al viaggio. Contrariamente alle altre opere durante il viaggio il pellegrino non riceve risposte alle domande che pone ne dalla sua guida, ne dai personaggi che a mano a mano incontra tra cui vi sono Adamo, Noe, Gesu e Maometto. La risposta arrivera alla conclusione, dove al contrario di quando avvenuto in tutte le altre opere, l’avra discendendo nell’ultima della quattro dimore del suo viaggo cioe quella del Cuore, scoprendo che la meta del suo viaggio cosmico era lui stesso, arrivando cosi a comprendere anche il senso profondo del dolore. Nell’opera di Avicenna (980-1037) Hayy ibn Yaqzan, “Vivens filius Vigilantis”, invece diventa importante l’aspetto razional-filosofico, infatti non vi e quasi piu l’elemento della ascensione al cielo del protagonista che parla in prima persona.(22) Il viaggiatore viene convinto dalla sua guida ad abbandonare la compagnia di tre amici di divertimenti e di seguirlo in un viaggio attraverso le tre parti del mondo conosciuto: l’Occidente, una parte intermedia e l’Oriente. La parte orientale e un mondo molto complicato diviso in diversi regni, tra cui anche quello degli “angeli terrestri” dove sovrano e un re detto l’Obbedito e solo un ristretto gruppo di eletti e ammesso alla sua contemplazione. Il racconto di Avicenna e una descrizione geografica, cosmica e spirituale dove al termine il saggio che guida il protagonista gli si rivolge con questo invito: “Ora se vuoi seguirmi, vieni con me verso di lui.” Con questo breve excursus sulla tradizione islamica dei viaggi dell’aldila, abbiamo visto come queste opere contengano molti elementi in comune con il capolavoro di Dante. Tutte queste opere costituiscono un viaggio allegorico, proprio come la Commedia, dove quasi sempre il protagonista e accompagnato da un personaggio che non e un essere di questo mondo, ed il viaggio ha una dimensine ultra-terrena con visioni divine o di un essere supremo. Tutti comunque sono stati redatti nelle diverse forme molto prima della nascita del Poeta e nonostante, al momento sembra difficile dimostrare che Dante ne sia venuto in qualche modo in contatto o a conoscenza, e difficile negare i molti elementi in comune con la Commedia, ed il fatto che queste opere possano avergli anche indirettamente ispirato il suo grande poema. Conclusione
In questo mio intervento dunque ecco evidenziate in forma molto concisa e sicuramente imperfetta quali possono essere le somiglianze tra Dante e la tradizione musulmana del viaggio di Maometto. E’ possibile dunque sostenere che il Poeta deve essere stato influenzato da questa leggenda, non dimentichiamo che in quel periodo la cultura musulmana era molto piu avanzata di quella cristiana. La cultura mulsumana permeava tutta l’Europa, e la sua influenza non puo essere sottovalutata. Come acccennato all’inizio la distanza tra le due religioni non e poi cosi lontana come si vuol fare apparire e i punti in comuni non sono pochi. In questo contesto dunque bisogna ripensare alla figura di Dante ed a quel che rappresenta nella nostra cultura. La grandezza di Dante non puo assolutamente venire messa in discussione soltanto per aver trovato una delle fonti della sua ispirazione in una cultura non cristiana, quella musulmana appunto, che viene vista in questi nostri tempi con una certa sufficienza o qualche volta con malcelato disprezzo, si vedano a proposito le affermazioni di Silvio Berlusconi sulla superiorita della cultura cristiana su quella musulmana fatta qualche mese fa. La figura di Dante ci e sempre stata trasmessa come quella di colui che ha realizzato la sintesi del pensiero medievale, e di questo Medioevo fa parte anche la cultura araba e musulmana. Come sintetizza molto efficacemente Carlo Giaccone affermando bisognerebbe: “....cominciare a parlare di un “Occidente latino –cristiano” e di un “Occidente arabo-musulmano”, due Occidenti, due modi diversi di interpretare la medesima antica, luminosa eredita. Dovremmo riconoscere che l’eredita biblica e greco-ellenistica non apppartiene soltanto all’Europa cristiana, come ci provano ad abundatiam Maometto e Averroe.” E piu avanti aggiunge: “...chissa se il XXI secolo non sara il tempo della scoperta che l’Occidente dall’epoca di San Tommaso e Dante ha poggiato su due gambe, che il mondo arabo-islamico non e “altro” dall’Occidente, ma - pur attraverso lotte e incomprensioni senza fine – lo ha costruito dal Medievo sino a oggi insieme al mondo euro-cristiano.” (23) Dante dunque, rappresenta la sintensi nel Medioevo musulmano ed europeo, che non sono due mondi contrapposti, ma due culture che hanno grandi aspetti in comune e da cui scaturisce il nostro Occidente. La sintesi che Dante ha fatto della cultura musulmana e cristiana deve ancora essere analizzata a fondo, ma ne sancisce ancor di piu la grandezza, ne conferma la sua erudizione che in un modo o nell’altro e riuscita a superare gli angusti confini della cultura europea di quel tempo per avvicinarsi alla grande cultura musulmana di quel periodo. L’Italia ancora una volta si conferma quel gran ponte sul Mediteranneo punto di scontro, ma soprattutto di incontro di culture e da dove ne e uscita la base della cultura dell’Europa. La sintesi culturale che avviene nella penisola getta le fondamenta della cultura occidentale, che partendo dall’Italia si propaga in tutto il resto del continente e da cui scaturisce la cultura occidentale di cui noi facciamo parte. Il Medioevo dunque e quel periodo storico dove l’Europa attinge alla cultura musulmana, anche se questo fatto non e stato ancora universalmente riconosciuto, si cerca invece di ignorarlo, di non tenerne conto o di sottovalutarlo. In definitiva si guarda il passato con la mentalita dei nostri tempi, dove lo splendore della civilta musulmana viene dimenticato o relegato ad un fattore di secondo piano. Dante pertanto, se la tesi dell’ispirazione musulmana della Commedia viene accettata, puo essere considerato colui che ha sintetizzato l’incontro culturale tra cristianesimo e Islam nelle sue opere, che hanno un valore universale la cui influenza ancora non si e spenta, e di cui, nonostante l’enorme mole di studi, non abbiamo ancora una visione completo della sua grande erudizione e vastita di pensiero. Note 1)Maria Corti, “Il poeta nomade tra nebbia e realta.” Il viaggio di Dante, 27 dicembre 2001,<http://space.tin.it/scuola/bnardo/Il viaggio di Dante.html>.2) Bernard Lewis, Islam and the West (New York, Oxford: Oxford University Press, 1993) 3 e segg. . 3) Lewis 8. 4) Lewis 7. 5) Miguel Asin Palacios, Dante e l’islam. L’escatologia islamica nella Divina Commedia (Parma: EST, 1997) 16. 6) La tradizione islamica: l’Islam dei primi tempi, 27 dicembre 2001 <htto://www.eclettico.org./israele/gerus/islam.htm> . 7) Carlo Saccone, Tipologia dei Mi’raj: la “scala” del paradiso nei mistici e filosofi dell’ Islam, 27 dicembre 2001, <http://www.geocitis.com/dantestudies/csl.htm> 8) Saccone, Tipologia dei Mi’raj. 9) Alessi Bombacci, La letteratura turca. (Milano, Firenze: Sansoni, Accademia: 1969) 15 10) Palacios 27. 11) Palacios 17-25. 12) Palacios 26-64. 13) Palacios 65-73. 14) Palacios 81. 15) Palacios 96. 16) Palacios 96-118 . 17) Palacios 111. 18)Palacios 118. 19) Palacios 86-95. 20)Saccone Tipologia del mi’raj. 21) Saccone, Tipologia del mi’raj 22) Saccone, Tipologia del mi’raj. 23)Carlo Saccone, Siamo tutti un po’islamici, Diario della settimana, 10 dicembre 2001 <http://www.diario.it/cnt/articoli/inchieste/articolo1888.htm>
Bibliografia Ali, Syed Ameer. The spirit of Islam. 1922. London: Methuen, 1967. Armstrong, Karen. Islam. A short story. London: Phoenix Press, 2000 Asin Palacios, Miguel. Dante e l’islam. L’escatologia islamica nella Divina Commedia. Parma: EST, 1997. Anderson, William. Dante the Maker. Boston: Routlede & Kegan Palul Ltd, 1980. Aurbach, Erich. Mimesis. Il realismo nella letteratura occidentale. 1956. II Torino: Einaudi, 2000. Bawa Muhaiyaddeen, Muhammad Raheem. Islam & World Peace. Explanations of a Sufi. Philadelphia: The Fellowship Press, 1987. Bloch, March. La societa medievale. Torino: Einaudi, 1983. Bombacci, Alessio. La letteratura turca. Milano, Firenze: Sansoni, Accademia. 1969. Corti, Maria. “Il poeta nomade tra nebbia e realta.” Il viaggio di Dante. 27 dicembre 2001 <http://space.tin.it/scuola/bnardo/Il viaggio di Dante.html> De Sanctis, Francesco. Storia della letteratura italiana. II. Torino: Einaudi,1958 Garnet, Louis. Mohammedaism. New York: Hawthorn Books, Inc.: 1961. Lewis, Bernard. Islam and the West. New York, Oxford: Oxford University Press, 1993. Keen, Maurice. Storia dell’Europa medievale. Milano: Mondadori, 1988. Mauro, Walter. Invito alla lettura di Dante. Milano: Mursia, 1990. Moore, Edward. Studies in Dante. Scripture and Classical Authors in Dante.1896. 2 vols. New York: Greenwood Press, 1968. Pirenne, Henri. Storia economica e sociale del Medievo. Milano: Garzanti, 1967. Saccone, Carlo. Siamo tutti un po’islamici, diario della settimana, 10 <http://www.diario.it/cnt/articoli/inchieste/articolo188.htm> 10 dicembre 2001 Saccone, Carlo. Tipologia dei Mi’raj: la “scala” del paradiso nei mistici e filosofi dell’Islam 27 dicembre 2001. <http://www.geocitis.com/dantestudies/csl.htm.> Tardiola, Giuseppe a cura di. I viaggiatori del Paradiso. Mistici, visionari, sognatori alla ricerca dell’Aldila prima di Dante. Firenze: Le Lettere, 1993. La tradizione islamica: l’Islam dei primi tempi. 27 dicembre 2001.<http://www.eclettico.org./israele/gerus/islam.htm> Said, Edward. Orientalism. New York: Vintage Books, 1979 Singleton, Charles. Journey to Beatrice. 1958. Baltimore: The Hopkins University Press: 1977. Vossler, Karl. Medieval Culture. An introduction to Dante and His Times. 1929. II. New York: Ferderick Ungar Publishing Co., 1958 Estratto
Questo breve articolo tratteggia brevemente l’influenza della cultura islamica in Dante soprattutto nella Divina Commedia, prendendo come riferimento il lavoro di Miguel Asin Palacios: Dante e l’Islam e altri islamisti si analizza l’influenza della cultura islamica nell’opera del grande peota fiorentino. Vengono dati brevi riassunti di opere letterarie, ma non solo, della tradizione islamica che hanno come soggetto il viaggio nell’aldila. Queste opere hanno tutte preso ispirazione dalla Sura 17 del Corano che accenna al volo notturno del profeta Maometto al cielo detto isra e l’ascensione al cielo: il mi ‘rag; La fertile fantasia popolare arriccchisce questa leggenda di molti elementi ed infine questa tradizione viene anche messa per iscritto, dando origine a diversi componimenti letterari. Nella succesiva tradizione scritta, il protagonista del viaggio nell’aldila cambia non e piu il Profeta, ma comuni mortali in qualche caso anche animali. Questa tradizione islamica sarebbe una delle fonti che avrebbero ispirato Dante la Divina Commedia. Sia nella Divina Commedia che i viaggi della tradizione islamica il viaggiatore e accompagnato da una guida nell’aldila, un esssere non di questo mondo, Virgilio nel pema dantesco, l’angelo Gabriele in molte composizione islamiche, ed alla fine il viaggiatore in emtrambe le tradizioni viene ammesso alla visione di Dio. Dunque in questo breve saggio vengono presentati alcuni lavori della tradizione islamica e messi a confronto con il poema dantesco, evidenziandone le notevoli affinita. Il fatto che Dante abbia avuto tra le sue fonti di ispirazione anche lavori della tradizione islamica, secondo l’autore di questo articolo, non toglie nulla alla grandezza del poeta, anzi la accresce ancor di piu, avendo il Poeta sintetizzato nella sua opera la sapienza del mondo cristiano con quella del mondo musulmano. Ed inoltre costituisce una prova di come la cultura europea e quella musulmana siano molto piu legate di quanto possa apparire che dunque la contrapposione tra Europa ed Islam non sia cosi grande come appare. 最新更新日期:2002/04/15 |